di Rosanna Terracciano
Un capannone industriale nel pieno centro storico di Casalnuovo, proprio lì dove la città attende da anni un grande polmone verde. È questa la direzione imboccata dall’amministrazione comunale con una delle scelte contenute nel nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC): accogliere, seppure parzialmente, un’osservazione che rischia di trasformare definitivamente il destino dell’area tra via Roma e via Virnicchi.
Sullo stesso terreno di ben 13mila metri quadrati, una delle aree centrali che potrebbero ancora ospitare un grande spazio verde, la precedente amministrazione era riuscita ad attrarre finanziamenti per realizzare una piscina comunale. Successivamente si era fatta strada l’idea di un bosco urbano: alberi, prati, aree picnic, un vero spazio di respiro per la comunità. Oggi, invece, la svolta: la richiesta di fare spazio alle attività produttive è stata ritenuta parzialmente accoglibile.
Entrando nel merito tecnico del PUC, l’osservazione numero 72 chiede di riclassificare alcune particelle del foglio 6 da “Zona S – Verde e spazi pubblici attrezzati di progetto” a “Zona D – Attività produttive/Altri servizi”.
Va detto che non esiste, allo stato attuale, un progetto esecutivo per il bosco urbano. Ma il nodo politico e urbanistico oggi è un altro: decidere quale destinazione dare a quell’area e cosa sarà possibile costruirvi domani. Perché se il bosco finora è rimasto un’idea, la trasformazione da verde pubblico ad area produttiva è invece entrata concretamente negli atti del PUC.
Gli stessi documenti tecnici sollevano più di un dubbio: le controdeduzioni evidenziano infatti una dotazione di standard urbanistici inferiore a quella indicata come necessaria, subordinando l’eventuale accoglimento al relativo ricalcolo.
A questo punto le domande sulla viabilità e sulla vivibilità si fondono con quelle sulla visione della città: quale sarebbe l’impatto sulla zona? Da dove passerebbero camion e mezzi pesanti? Via Roma e via Virnicchi sarebbero in grado di sostenerne il transito? Dove sarebbero predisposti gli accessi e gli spazi per la movimentazione dei mezzi? E quali conseguenze avrebbe tutto questo per chi vive a pochi metri?
Ma la domanda fondamentale viene ancora prima: perché non preservare proprio lì la possibilità di realizzare un grande polmone verde?
Oggi, per godere di uno spazio verde attrezzato, i casalnuovesi devono andare altrove. È naturale frequentare anche gli spazi dei comuni vicini; meno accettabile è dover dipendere da questi perché la propria città non offre un’alternativa. Soprattutto quando lo spazio per crearla esiste ancora, ed è nel suo centro.
Tredicimila metri quadrati in pieno centro non possono cambiare destinazione nel silenzio della burocrazia. Se questa è la scelta politica, Casalnuovo merita risposte chiare. E soprattutto merita spiegazioni che vadano oltre una semplice modifica sulle carte del PUC.
