di Rosanna Terracciano
Era il settembre del 2015 quando a Casalnuovo nasceva Calici e Cotone, una manifestazione pensata per mettere insieme due delle espressioni più riconoscibili del territorio: la tradizione sartoriale e quella enogastronomica.
La prima edizione trovò spazio nell’area del mercato settimanale. A partire dall’anno successivo, la manifestazione si spostò nel centro della città, trasformando per alcuni giorni le sue strade in una vetrina dedicata alle eccellenze produttive e artigianali del territorio.
Negli anni Calici e Cotone è cresciuta, e con essa la partecipazione. Hanno preso parte alla kermesse aziende di rilievo del panorama sartoriale come Isaia, Attolini e Sabino, accanto ai maestri artigiani e alle realtà locali che hanno contribuito a costruire e tramandare questo patrimonio casalnuovese, tra cui Pelliccia, Montanino, De Simone e Sagliano.
Non soltanto passerelle. Intorno alla sartoria sono stati costruiti anche momenti di approfondimento e workshop, occasioni nelle quali esperienza artigiana e nuove generazioni potevano incontrarsi. Alle sfilate dei grandi nomi si affiancava così lo spazio riservato ai giovani talenti, chiamati non soltanto ad assistere, ma a raccogliere quell’eredità e reinterpretarla.
Nel tempo la kermesse è diventata anche un appuntamento di spettacolo e aggregazione, portando a Casalnuovo artisti di caratura nazionale e richiamando un pubblico sempre più ampio. Ma il filo conduttore restava lo stesso: la sartoria, il tratto attraverso cui la città aveva scelto di raccontarsi.
Non è un dettaglio. Casalnuovo ha costruito negli anni una parte della propria narrazione pubblica proprio intorno a questa identità. All’ingresso della città campeggia la scritta “Casalnuovo Città della Moda”, un riconoscimento che trova la propria ragione nelle aziende, nelle botteghe e soprattutto nei tanti sarti che qui lavorano e hanno contribuito a rendere il nome della città riconoscibile ben oltre i suoi confini.
A sostenere Calici e Cotone erano arrivati negli anni anche finanziamenti sovracomunali ottenuti dalla precedente amministrazione nell’ambito della programmazione dedicata alla valorizzazione del territorio. Con il cambio di amministrazione, quelle risorse hanno seguito una direzione diversa e sono confluite nella programmazione di Casalnuovo Estate, il cartellone di appuntamenti organizzati durante i mesi estivi.
E così il 2026, che avrebbe dovuto segnare la dodicesima edizione, segna invece lo stop.
Calici e Cotone non si farà.
Avrebbe potuto cambiare forma, assumere un altro nome o lasciare spazio a un progetto nuovo. Il punto, però, non è la fine di una manifestazione. È ciò che resta dopo. Per oltre un decennio Calici e Cotone è stata una delle occasioni attraverso cui Casalnuovo raccontava la propria tradizione sartoriale, mettendo insieme aziende, botteghe, maestri artigiani e nuove generazioni. Oggi quello spazio non c’è più e nessun’altra iniziativa sembra averne raccolto l’eredità.
È qui che emerge la contraddizione: all’ingresso di Casalnuovo insiste la scritta “Città della Moda”, ma viene meno uno degli appuntamenti che a quella definizione dava forma, volti e contenuto.
Perché un’identità può essere scritta all’ingresso di una città. Ma se si smette di darle spazio, il rischio è che prima o poi sia proprio quella scritta l’unica cosa rimasta a raccontarla.


