Pelliccia si ricandida alla guida della città: «Così ho guarito l’anatra zoppa e trasformato Casalnuovo»

Cinque anni fa i ‘Volontari del cambiamento’ vinsero le elezioni riuscendo a conquistare il Comune di Casalnuovo dopo un decennio caratterizzato da amministrazioni monocolore e monotematiche. Il gruppo, guidato dal giovane e ambizioso Massimo Pelliccia (uno dei pochi ad avere pregresse esperienze politiche), dopo una lunga campagna elettorale e dopo aver portato al ballottaggio il sindaco uscente Antonio Peluso, vinse contro ogni pronostico.
La notte del 15 giugno 2015, Pelliccia diventò sindaco con uno scarto di circa 500 voti sul rivale, e iniziò una nuova stagione politico-amministrativa portata avanti da un gruppo giovane, eterogeneo e con tanta voglia di fare. Nonostante l’entusiasmo e le buone intenzioni, i ‘Volontari del cambiamento’ dovettero fare sin da subito i conti con un problema di ‘numeri’. Pelliccia, infatti, era sindaco ma senza la maggioranza in consiglio comunale: la cosiddetta anatra zoppa determinata dal risultato del primo turno elettorale.
Il sindaco, però, non solo ha portato a termine il mandato riuscendo a trovare i giusti equilibri tra le componenti consiliari, ma oggi – con cinque anni di esperienza in più sulle spalle – ha già ufficializzato la candidatura per il prossimo quinquennio.

Sindaco, ricorda la notte del 15 giugno di cinque anni fa e le difficoltà vissute nel primo periodo di amministrazione?
Come dimenticare quella notte. Chiunque leggeva i dati del primo turno elettorale ci dava per spacciati, molti pensavano che eravamo arrivati al ballottaggio per caso e che saremmo stati spazzati via. Invece noi sapevamo che la città aveva voglia di cambiare registro. Abbiamo lavorato giorno e notte, abbiamo intercettato le esigenze della comunità e ci siamo proposti con più forza di prima. Eravamo consapevoli di avere le qualità per vincere, ma soprattutto di avere le competenze per guidare la città.
L’inizio non è stato facile: nel primo periodo mi sembrava di essere un equilibrista e l’anatra zoppa ha condizionato sicuramente la primissima fase della mia amministrazione. Poi ho smesso di pensare ai numeri e agli equilibri e mi sono concentrato esclusivamente sulla città. Mi piace pensare di aver trovato la cura per l’anatra zoppa e il risultato è evidente: l’anatra ha ripreso a camminare benissimo.

Ora ha deciso di ricandidarsi per un nuovo mandato e lo ha annunciato qualche giorno fa. Perché ci vuole riprovare?
Rispetto a cinque anni fa sono cambiate tantissime cose. Siamo tutti più esperti e soprattutto abbiamo capito che quando a parlare sono i fatti, è tutto più semplice. Mi ricandido alla guida della città in primo luogo perché non mi piace lasciare le cose a metà. Abbiamo fatto tanto, anzi tantissimo, ma so bene che tanto altro c’è da fare. Quando ho intrapreso il mio impegno politico l’ho fatto come “volontario del cambiamento” a capo di un gruppo di professionisti giovani, competenti e appassionati. Oggi quando passeggio per Casalnuovo, quando accompagno i miei figli al parco pubblico Pino Daniele, quando partecipo ai tantissimi convegni a Palazzo Lancellotti, mi rendo conto che più del “cambiamento”, abbiamo messo in campo una “rivoluzione”. Vivendo Casalnuovo ogni giorno ho capito che tutti assieme stiamo diventando cittadini e custodi di un’identità sociale e culturale molto sentita: tutti assieme abbiamo superato quel luogo comune che vedeva Casalnuovo come dormitorio a Nord di Napoli.

Qual è il progetto, l’opera o l’obiettivo raggiunto di cui va più fiero?
Beh ce ne sono tanti, sicuramente il Parco Pubblico Pino Daniele è uno straordinario risultato: i casalnuovesi da anni aspettavano un’area di aggregazione, un luogo in cui poter portare i bambini ed ora ce l’hanno. Poi c’è la nuova sede dell’Asl di viale dei Tigli: la città rischiava di perdere il distretto sanitario e noi abbiamo messo la parola fine a una vicenda che si trascinava da troppo tempo. Poi c’è il Palazzo Lancellotti, dove oggi c’è la prima aula consiliare della storia della città: un luogo simbolo di Casalnuovo divenuto polo culturale di alto livello. Se proprio devo scegliere qualcosa in particolare, però, scelgo i cinque anni di impegno per rivoluzionare l’aspetto della città. In questo periodo abbiamo lanciato uno slogan che accompagna tutti i risultati raggiunti: Ma che ce vò! Questo non vuol dire che siamo presuntuosi, ma sta a significare che con capacità e impegno, in poco tempo, si possono risolvere problemi che si trascinavano da anni. E figuriamoci ora, che abbiamo più esperienza, cosa saremo in grado di fare.

Qual è stato il momento più difficile di questi cinque anni?
Sicuramente il giorno in cui abbiamo capito la portata dell’emergenza Coronavirus. Nei momenti più drammatici, nella fase del lockdown totale (tra marzo e aprile, ndr), ho compreso di non essere solo un amministratore pubblico, ma il padre di una famiglia con 50mila figli. Da sindaco, così come i colleghi di tutte le città italiane, mi sono trovato a gestire una situazione straordinaria: sicuramente la crisi più devastante dal dopoguerra ad oggi. Un problema spaventoso che ha investito l’economia, il sociale e la salute. La pandemia ha segnato ognuno di noi e ha cambiato le nostre abitudini. In questa fase ho dovuto prendere decisioni severe, in alcuni casi impopolari, ma l’ho fatto nel massimo della chiarezza e della trasparenza. In piena coscienza, ho messo la salute pubblica al centro di ogni decisione; in molti casi ho anticipato scelte poi prese a livello regionale e nazionale. I cittadini dovevano sapere cosa stava succedendo e dovevano essere guidati in questo cambiamento. Nonostante le poche risorse a disposizione abbiamo aiutato le categorie più colpite dall’emergenza sanitaria divenuta in pochi giorni emergenza economica. Ora bisogna ripartire con forza e orgoglio, ma allo stesso tempo bisogna continuare a essere prudenti. Sono sicuro che Casalnuovo, ripartendo dal suo tessuto artigiano, rialzerà la testa e noi siamo qui per dargli una mano.

Tra i punti di rottura più evidenti col passato c’è l’aspetto della comunicazione. Una scelta ben precisa?
Da anni si sente dire che i Comuni devono ‘essere palazzi di vetro’. Noi abbiamo trasformato questo slogan in qualcosa di concreto. Attraverso il mio profilo Facebook comunico ogni giorno con la cittadinanza, ascolto attentamente i consigli e accetto le critiche. Tutti devono sapere cosa accade in Municipio e cosa facciamo per rendere più vivibile la città. Comunicare ciò che si fa non vuol dire solo informare la cittadinanza, ma è un modo per coinvolgerla nei processi decisionali. Nel corso del mio mandato spesso abbiamo accettato ‘suggerimenti’ dalla comunità e la cosa ha funzionato molto bene.

Secondo le ultime notizie che arrivano dal Governo si dovrebbe votare il 20 settembre. È già iniziata la campagna elettorale?
Io ho le idee molto chiare. Si parte con la stesso spirito di sempre e con l’entusiasmo che ha reso i ‘Volontari del cambiamento’ una realtà sul territorio. La campagna elettorale è partita, questa volta non dobbiamo fare promesse ma solo rappresentare alla cittadinanza che ciò che diciamo siamo in grado di portarlo a termine. Mancano circa 4 mesi al voto, non dimentichiamoci che – oltre alla campagna elettorale – c’è una città da amministrare, ma ci sono tante sorprese che vi svelerò nelle prossime settimane.